Tappa 15 | da Sale a Tortona

Tappa 15

Sale - Tortona

Vino Via | Tappa 15

Sale - Tortona

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Il percorso

Ultima tappa, totalmente pianeggiante e per l’ultimo tratto lungo gli argini del torrente Scrivia. Si esce da Sale in direzione est, da prestare attenzione all’attraversamento della SP211, per continuare dritti su una mulattiera che segue il bordo dei campi fino a Via Cerchetta e Via Bassa, verso la frazione omonima. 

La sterrata Infermera Ova porta fino al torrente Scrivia, che lo si attraversa sul ponte della Sp85, per entrare a Castelnuovo Scrivia. Si arriva fino in centro del paese dove è possibile fare una pausa ristoro, con diversi  bar, ristoranti e negozi. 

Si esce da Castelnuovo verso sud, per riportarsi quasi subito sulla sponda destra del torrente Scrivia che si continuerà a seguire fino a Tortona; il percorso qui coincide con il grande sentiero E1 che per 7000 km attraversa l’Europa da Capo Nord alla Sicilia. 

Dopo tratti boscosi all’interno del Parco dello Scrivia, con un’area attrezzata per la sosta, alcuni punti dove è possibile fare bird-watching e qualche passaggio non molto evidente tra aree coltivate, si prosegue passando prima sotto l’A7 , poi l’A21 ed infine la tangenziale di Tortona. 

Gli ultimi 500m seguono proprio il bordo del torrente per svoltare a sinistra su Via Ferrari che riporta al parcheggio alle spalle della stazione F.S. di Tortona,  punto finale e iniziale del percorso Vino Via. 

Cosa vedere

A Sale, oltre all’antica pieve di San Giovanni, risalente al X secolo, degna di nota è senz’altro la chiesa parrocchiale di Santa Maria e San Siro: documenti del 1165 attestano che qui furono ospitate le delegazioni di Tortona e Pavia, impegnate a discutere il trattato di pace tra le due diocesi che  venne infine qui siglato con la supremazia dei Pavesi; di stile gotico-lombardo, rimaneggiata nei secoli dopo vari crolli, conserva al suo interno affreschi eseguiti  tra il ‘400 e il primo ’500.

Castelnuovo Scrivia, patria dell’umanista Matteo Bandello, vanta anch’essa una bella chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo, risalente alla stessa epoca di aspre contese tra le due diocesi: da visitare l’interno con due notevoli affreschi del ‘400, un Ultima Cena e la Madonna della Misericordia.

Di fronte alla chiesa, sorge il medievale Palazzo Pretorio, oggi sede comunale, con decorazioni quattrocentesche nella Sala degli Amministratori dell’Ordine dei Militi; il castello è dominato da una torre merlata, alta 39 metri, le cui strutture originarie sono antichissime. 

Ad accogliere il municipio è invece il cinquecentesco Palazzo Centurione: qui ha sede anche il Museo Civico, visitabile a richiesta, comprensivo di una sezione storico-archeologica e di una piccola galleria d’arte. Nell’abitato si notano resti di case medioevali, torrette e facciate ornate con decorazioni di cotto: di grande interesse sono le case quattrocentesche di via Fornasari e di via Marguati. 

Infine, nel Parco dello Scrivia, vale la pena sostare nei punti più boschivi e lontani dall’abitato per ascoltare i suoni della fauna avicola e, se si ha fortuna, anche vederla: sulla rotta migratoria tra l’Africa e l’Europa, sostano aironi bianchi e cenerini, garzette, gruccioni, il raro tirabuso e il timido cavaliere d’Italia, oltre agli stanziali germani reali, upupe, picchi, ghiandaie e molte altre specie.

Cosa gustare

Siamo ai confini settentrionali della zona della pianura alessandrina detta della “Fraschetta”, famosa oltre che per la battaglia napoleonica di Marengo, anche per i prodotti della sua ricca agricoltura.

Un tempo tantissimi erano i gelsi, sia bianchi che neri,  i cui frutti venivano usati per cucinare e le foglie per l’allevamento dei bachi da seta, utili nel secolo scorso per le numerose filande presenti in zona: camminando se ne incontra ancora qualche pianta, soprattutto in filari a delimitazione dei campi.

Qui, ai tempi della battaglia, nacque la ricetta del pollo alla Marengo, preparato dal cuoco delle truppe per Napoleone, goloso di pollo, con gamberi di fiume, uova e funghi, strana combinazione ma in quei tempi ciò che era reperibile; oggi qualche ristorante lo propone ancora, in qualcuna delle sue innumerevoli varianti. Segnalati da Slow Food sono i salamini di Mandrogne, insaccati di carne bovina macinata con pancetta, vino o grappa e con un trito di aromi e spezie che costituisce il segreto di ogni macellaio: si fanno bollire per pochi minuti e, una volta in tavola, è buon uso aprirli a metà e accompagnarli con vino Barbera giovane o Grignolino. La tradizione li vuole serviti come antipasto o come portata aggiuntiva nel bollito misto.

Fino all’immediato dopoguerra, i salamini erano serviti nelle trattorie al mattino presto dei giorni di mercato a commercianti e a contadini, oppure nei circoli di paese al pomeriggio delle domeniche ai giocatori di bocce e di carte. Questa usanza si è persa; oggi i salamini sono spesso offerti nelle feste locali o nelle sagre di paese cotti sulla griglia o serviti in umido con cipolle stufate nel vino rosso. A tempi remoti risale anche la coltivazione delle patate nella bassa Valle Scrivia, particolarmente nella zona di Castelnuovo Scrivia: gialle e gustose, sono utilizzate in disparate ricette.

Come arrivare

In auto:   

  • da Torino con l’autostrada A21, uscita Alessandria Est.
  • da Piacenza con l’autostrada A21, svincolo per A7, uscita Tortona.
  • da Milano con l’autostrada A7, uscita Castelnuovo Scrivia.
  • da Genova con l’autostrada A7, uscita Tortona.
  • da Novara- Novi Ligure con la SP211, uscita Sale.

In bus:  

  • Per orari e fermate consultare il sito autolinee Arfea: linea 92 Alessandria -Sale- Castelnuovo- Voghera oppure linea 37-30 Tortona-Castelnuovo-Sale- Tortona. 

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Tappa 14

Valenza - Sale

Tappa 1

Tortona - Volpedo

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Tappa 14 | da Valenza a Sale

Tappa 14

Valenza - Sale

Vino Via | Tappa 14

Valenza - Sale

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Il percorso

Tappa quasi totalmente pianeggiante, alcuni tratti ancora in comune con la pista ciclabile Vento e attraverso il parco fluviale del Po e del Tanaro, per questo piacevolmente percorribile anche in bicicletta. Partendo dal centro storico, si esce da Valenza ad est, su Via della Bandalenti; superato il cimitero si prosegue sulla strada Ariara, già pista Vento. 

Dopo circa 1,5 km la si abbandona per un sentiero sulla sinistra per sbucare su strada del Po e riprendere la pista dopo poco sulla destra (volendo la si può continuare, solo leggermente più lunga).

Si arriva alla frazione di Mugarone, sulla riva del Po, da lì il percorso svolta verso sud, prima da Via del Castello poi su sterrata attraverso campi e fattorie fino a raggiungere il fiume Tanaro che si attraversa con il ponte della SP78. Se si vogliono trovare bar e ristoranti per una pausa, bisogna proseguire su asfalto fino a Bassignana, per poi scendere a sud sulla provinciale. Passato il ponte, si lascia quasi subito la provinciale per un sentiero sulla destra tra i pioppeti che riporta sulle sponde di un’ansa del fiume più a sud; lo si costeggia per un tratto per arrivare a Piovera, famoso per il suo castello e parco/fattoria didattica.

Da qui gli ultimi chilometri sono ancora attraverso i campi e pioppeti, passando vicino a laghetti di pesca sportiva e ad uno di una cava di sabbia, su sterrate e stradine asfaltate che conducono a Sale, finale di tappa.

Cosa vedere

Dopo Valenza, ancora oggi uno dei centri più importanti in Italia per la lavorazione dell’oro e della gioielleria, le campagne e le frazioni dei dintorni risultano scarsamente abitate, in quanto tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, si è registrato un forte flusso migratorio degli abitanti verso Stati Uniti e Argentina.

Mugarone, piccola frazione di Bassignana, è situato a destra del Po, nei pressi della confluenza con il Tanaro: d’interesse il Castello Pallavicini e la Rocca (non visitabili), nonché la chiesa della Beata Vergine Assunta e il Santuario della Madonna del Casato, poco fuori l’abitato. A Bassignana fino a pochi decenni or sono faceva capo un traghetto, che attraversava il Tanaro, poi sostituito dal ponte.

Il Po, che in questo posto scorre circondato da fitti boschi, è suddiviso in numerosi canali, nei quali qualcuno pare cerchi pagliuzze d’oro, che si dice sia possibile trovare. A Piovera, la maggiore attrazione è senza dubbio il suo castello, di origini medioevali poi ex fortezza dei Visconti, oggi di proprietà privata ma aperto al pubblico in stagione per visite guidate dagli stessi proprietari,  in certe date o su prenotazione: un autentico viaggio nel passato lungo i saloni del piano nobile tra arredi, decorazioni e costumi d’epoca, dalla torre fino alle cantine, passando per le antiche cucine, per continuare negli antichi granai che ospitano anche un piccolo Museo degli Antichi Mestieri e infine terminare la visita con un giro nel parco con una collezione privata di arte contemporanea, magari su un vecchio bus rosso. 

Cosa gustare

In questa tappa, la viticoltura è decisamente minore rispetto alle altre coltivazioni e si limita solamente ai primi pendii tra Valenza e Alessandria, dove i vitigni  di Barbera e Freisa sono i più frequenti.

Con la vicinanza di ben due fiumi, il Po e il Tanaro, più diversi canali e laghetti di pesca sportiva, in certe gastronomie o ristoranti della zona si possono trovare pesci di acqua dolce in carpione: preparazioni ittiche ormai poco diffuse ma molto importanti in passato; infatti  era tradizione conservare in carpione i prodotti della pesca locale tipo tinche, anguille e trote, prima friggendo i pesci poi immergendoli in una salamoia di acqua, aceto e erbe aromatiche.

Il carpione si chiama infatti in piemontese anche “brusc”, per via della forte connotazione acetata del sapore. Essendo inoltre un territorio di pianura ben irrigata, intenso è lo sfruttamento per la coltivazione di cereali, soprattutto grano e mais, oltre a frutta e verdure che necessitano di molta idratazione, come i famosi e profumati meloni di Isola sant’Antonio o le zucche.

Un’altra ricetta tipica di questi territori sono i rabaton, nati dal connubio tra i prodotti dell’agricoltura e degli allevamenti  di queste campagne: la ricotta tipica piemontese, chiamata “seirass”, con uova, biete ed erbe di campo e selvatiche insieme a pane raffermo e formaggi stagionati vengono impastati tra loro e rotolati (rabattati) in modo da formare dei grandi gnocchi di forma allungata che vengono bolliti nella medesima acqua di cottura delle verdure e poi conditi con burro, salvia e parmigiano. 

Come arrivare

In auto:   

  • da Torino, Piacenza, Brescia con l’autostrada A21, uscita Alessandria Ovest.
  • da Alessandria con la SP 494, uscita Valenza.

In treno:  

  • linea Novara – Alessandria, fermata Valenza.
  • linea Pavia- Alessandria, fermata Valenza.
  • linea Chivasso – Alessandria, fermata Valenza.

In bus:  

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Tappa 13

Casale M.to - Valenza

Tappa 15

Sale - Tortona

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Tappa 13 | da Casale M.to a Valenza

Tappa 13

Casale M.to - Valenza

Vino Via | Tappa 13

Casale M.to - Valenza

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Il percorso

Dal castello dei Paleologi di Casale Monferrato si prende il sentiero lungo l’argine del Po, in direzione est: si entra nel Parco fluviale del Po e del torrente Orba, percorribile anche in bicicletta, trattandosi di un percorso pianeggiante e quasi interamente per facili sentieri  lungofiume; parecchi tratti del percorso coincidono con la famosa Pista Vento, ciclabile che collega Torino a Venezia, in fase di ultimazione (possibilità di noleggio bici a Casale M.to da Fast-bike e Bike ‘n Foot). 

Il paesaggio da qui fino a Tortona è quello tipico fluviale e i vigneti lasciano il posto soprattutto a boschi, risaie, campi e frutteti. Si passa sotto l’A26, si costeggia il laghetto di una cava, si sfiora il paese di Frassineto Po: con una deviazione di appena 400 m si può entrare in centro per trovare un’enoteca, bar e un paio di ristoranti. Si prosegue sulla pista sino alla confluenza del Sesia nel Po e, dopo circa 7 km, si arriva nel paese di Valmacca: presenti alcuni punti di ristoro e un b&b.

Da Rivalba il percorso continua verso Bozzole e da lì torna nuovamente vicino alla riva del grande fiume sino ad entrare, nel comune di Valenza, cittadina famosa per l’oro e i gioielli: termine della tappa,  numerosi sono i ristoranti, un paio di possibilità di alloggio in centro, altri nei dintorni in campagna.

Cosa vedere

Prima di uscire da Casale Monferrato, un giro tra le bellezze barocche e romaniche del centro storico è d’obbligo: il Duomo è uno dei monumenti più antichi della provincia di Alessandria e racchiude varie preziosità, come il crocefisso e gli splendidi mosaici del pavimento; poi la torre civica, simbolo della città, diverse belle chiese barocche e, particolarmente interessante e inusuale, la grande Sinagoga, edificata  nel  1595,  con l’annesso  Museo  d’Arte Ebraica contenente pezzi unici di grande valore. 

Con il percorso all’interno del Parco fluviale del Po, numerose sono le specie di flora e fauna che si possono ammirare, un’ampia descrizione ed informazioni di tutti i tipi sul sito del parco .

A Valenza, una traccia delle antiche mura fortificate seicentesche si possono vedere nella parte bassa della città vicino al fiume, purtroppo solo resti di quelle che Napoleone fece abbattere per recuperare materiale da costruzione.

Numerose sono le chiese barocche sparse nel centro, tra tutte la chiesa della Santissima Annunziata, con facciata in stile barocco piemontese caratterizzato dal mattonato a vista, e bella cripta sepolcrale che ospita i resti delle suore di clausura.

Palazzo Pellizzari, sempre in stile barocco, è il palazzo più antico di Valenza. Su una collina, nella parte orientale di Valenza, c’è invece il rudere suggestivo e un po’ inquietante di Villa Pastore, un’antica dimora dove nell’800 si sono verificate morti misteriose di due figli piccoli dei proprietari, seguite, nel secolo scorso, da quelle di due operai addetti al suo restauro, in modo altrettanto misterioso.

Da qui la leggenda di villa infestata da spiriti maligni, ovviamente soprattutto di notte, quando alcuni riferiscono di aver persino sentito provenire melodie di pianoforte, suonato un tempo dal bimbo defunto: consigliata quindi solo agli amanti di occultismo, con una deviazione dal percorso verso sud di circa 1,5 km.

Cosa gustare

A metà dell’Ottocento Casale Monferrato era il circondario più viticolo del regno sabaudo: qui, promossa dal casalese Desana  nel 1963, si può dire sia nata la Doc, la denominazione di origine controllata che certifica la zona di origine e delimitata della raccolta delle uve utilizzate per la produzione del vino sul quale è apposto il marchio.

Oggi, in città, oltre alla sede dell’Enoteca Regionale del Monferrato al Castello dei Paleologi, vi è un’ampia scelta di botteghe del vino, wine-bar, vinerie, enoteche ed osterie che propongono degustazioni e vendita delle migliori produzioni locali e piemontesi. Due sono invece i prodotti alimentari a Casale che hanno la De.Co. , marchio di denominazione comunale a tutela di prodotti unici e disciplinati nella loro composizione e provenienza: i biscotti Krumiri Rossi e gli Agnolotti di Casale.

A Frassineto Po da assaggiare la polenta con peperonata e salsiccia, piatto dell’annuale sagra del Peperone, oltre a risotti in vari modi, con riso proveniente da aziende agricole della zona. Ogni anno infatti, tra maggio e giugno, si svolge, sparsa tra località varie, la kermesse del territorio Riso & Rose in Monferrato che celebra tutto il bello e il buono di questa terra fra le colline Unesco del vino, la piana del riso attraversata dal fiume Po e la Lomellina: in un mese e mezzo sono tanti gli appuntamenti e di svariati generi, dall’arte alla cultura, dall’enogastronomia allo sport senza dimenticare i mercatini, la musica e molto altro.

Inoltre, in questi terreni agricoli all’interno o vicino al Parco del Po, le disciplinari impongono sistemi di coltura e di allevamento del bestiame molto naturali, tanto da incentivare molte aziende a trasformarsi in biologiche o biodinamiche, a tutto vantaggio della qualità dei prodotti agricoli, caseari, delle carni e dei salumi.

Come arrivare

In auto:  

  • da Milano,Torino, Genova, con l’autostrada A26  uscita a Casale Monferrato Sud.
  • da Alessandria con la SS 31, uscita Casale.

In treno:  

  • linea Casale M.to – Valenza – Alessandria (a Valenza collegamenti ferroviari con Pavia; ad Alessandria collegamenti ferroviari con l’astigiano, Genova, Tortona), fermata Casale M.to.
  • linea Casale M.to – Chivasso – Torino, fermata Casale M.to.

In bus:  

  • Per orari consultare  autolinee Arfea , linea Alessandria- Casale-Vercelli /Casale Monferrato – Altavilla M.To.
  • autolinee Maestri, linea Valenza-Bozzole-Ticineto-Frassineto-Casale. Per orari consultare 
  • autolinee GTT, linea Casale M.to -Vallecerrina-Torino. Per orari consultare 
  • Per orari consultare autolinee Autoticino, diversi collegamenti con Milano, Alessandria, Mortara, Vercelli, Genova. 
  • Per orari consultare autolinee Autoguidovie, linea Casale M.to – Mede/ Casale M.to – Mezzana Bigli.

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Tappa 12

Frassinello M.to - Casale M.to

Tappa 14

Valenza - Sale

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Tappa 12 | da Frassinello M.to a Casale M.to

Tappa 12

Frassinello M.to - Casale M.to

Vino Via | Tappa 12

Frassinello M.to - Casale M.to

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Il percorso

Si scende da Frassinello da Via Carducci che diventa presto una bella mulattiera tra boschi e vigneti fino al borgo di Olivola. La strada lo attraversa per intero verso nord poi, poco prima di regione Costabella, piega ad est con una sterrata in salita verso Moleto, che si raggiunge dopo essersi lasciati sulla sinistra la deviazione per le Cave. 

Si arriva in paese passando dalla chiesetta all’estremità dell’area a prato del Bar “Chiuso”(quando piove): una pausa relax in questa meravigliosa terrazza panoramica naturale è molto consigliata, ancor di più se si ha la fortuna di trovare il bar aperto per un bicchiere o uno spuntino. In paese anche un ristorante e un punto per escursioni coi quad. Si scende dalla collina tra i filari delle vigne, boschi e campi coltivati fino alla frazione Coppi.

Il percorso passa vicino a diversi agriturismi prima di raggiungere l’altura con il paese di Cella Monte: qui alcuni locali, b&b, negozi, fonte e farmacia. Si riscende la collina verso la Cantina del Monferrato e poi si svolta verso nord-est, in direzione del castello di Uviglie, con alcune aziende vitivinicole. In località Roveto, si prende la Via Morbelli per la Colma di Rosignano dove un sentiero, dopo aver superato un’ampia zona boschiva,  porta verso la SP42 e località Galetta. Un ultimo tratto, ormai pianeggiante, prima attraversa frazione Pozzo Sant’Evasio poi porta all’ingresso di Casale Monferrato.

Cosa vedere

Ad Olivola, grazioso villaggio sulla sommità del colle che domina la valle del torrente Rotaldo, di particolare interesse la chiesetta romanica di San Pietro e Paolo, in splendida posizione panoramica. Moleto, borgo silenzioso e sito Unesco, con alcune belle case patrizie in tufo del ‘700 così come due eleganti cascinali lungo la via principale.

A Cella Monte, nel Palazzo Volta, si può visitare l’Ecomuseo della Pietra da Cantoni,  nato per salvaguardare e valorizzare la pietra arenaria utilizzata come materiale di costruzione fino a metà del secolo scorso: scavandola e scolpendola sottoterra, come nel caso degli infernot, di cui uno presente e visitabile nel palazzo stesso, oppure estraendola e tagliandola in blocchi per la costruzione di edifici vari, sia nobili che contadini.

Il percorso passa dal castello di Uviglie, un’antica roccaforte risalente al XIII secolo, oggi azienda vitivinicola e sede di eventi culturali, ricevimenti e cerimonie: interessante la visita al suo «giardino all’italiana», ricco di alberi plurisecolari, e soprattutto alle cantine storiche, che perpetuano una tradizione vitivinicola ininterrotta risalente al 1491 e conservano una apprezzabile collezione privata di bottiglie, insieme ad antiche botti e a una serie di strumenti da mastro bottaio.

Dopo il castello di San Bartolomeo, alla Colma di Rosignano, degna di nota è Villa Maria, la casa-atelier del pittore divisionista Angelo Morbelli. Casale Monferrato, attraversata da due canali e situata sulla riva destra del Po, è considerata la capitale storica di tutta la regione vitivinicola. 

Il castello dei Paleologi, antica fortezza a pianta esagonale asimmetrica con torrioni angolari e fossato, vale senza dubbio una visita, per percorrere i suoi cammini di ronda e vedere gli spettacolari sotterranei dell’ala occidentale, ricostruiti nel Settecento. Inoltre ospita l’Enoteca Regionale del Monferrato che offre la possibilità di degustazioni e corsi di formazione e didattica enologica e anche di acquistare vini e prodotti gastronomici locali.

Cosa gustare

Il Grignolino, la Freisa, il Barbera, il Barbesino e la Malvasia sono le principali varietà di vino prodotte dai vigneti tra Frassinello e Casale Monferrato.

Il Grignolino del Monferrato Casalese, in particolare, è il prodotto simbolo della zona, ne porta il nome ed è veicolo di identificazione e promozione del territorio: ha colore rosso rubino chiaro, tendente all’arancione quando è invecchiato, il suo profumo è delicato, con note di rosa e pepe, e si presenta al palato di buon corpo, asciutto e dal retrogusto amarognolo.

Spesso nel Casalese questo stesso vino veniva chiamato Barbesino, termine poi usato per lanciare un nuovo rosso del Monferrato nato dall’unione di uve Barbera, Grignolino e Freisa. Per quanto riguarda il cibo, il prodotto tipico più famoso è l’agnolottodiffuso in tutto il territorio e cucinato con diverse ricette: di pasta molto sottile con un ripieno di carni rosse e bianche, uovo, parmigiano e verdure, si serve in brodo, come tradizione vuole, o con un condimento di sugo d’arrosto o brasato.

Portata fondamentale dei grandi pasti festivi è il bollito misto, preparato con carne di bue, gallina, cotechini e verdure; le salse, i cosiddetti “bagnetti”, incorniciano e insaporiscono il piatto. Da non perdere il fritto misto alla monferrina: interiora, carne, verdure, amaretti e mele, tutto impanato, fritto e caldissimo.

Il pane è la Monferrina, rigorosamente bianco e di pasta dura. Tra la frutta che si coltiva nel territorio soprattutto uva, mele, pere, ciliegie e fichi, oltre a noci e nocciole. Infine i dolci: budini, pere cotte al grignolino, pesche ripiene di amaretti, torta di zucca e mele. Tipici di Casale Monferrato, i krumiri, biscotti dalla particolare forma arcuata composti da farina, aromi e burro: buoni da mangiare da soli, sono deliziosi intinti nella Malvasia e nei passiti.

Come arrivare

In auto:  

  • da Milano, Bologna, Torino, Genova, con l’autostrada A26  uscire a Casale Monferrato Sud, superare il comune di Casale Monferrato, continuare sulla SS 31/SP 50, superare la frazione Cantone Losa, continuare sulla SP 50 e seguire le indicazioni per Frassinello Monferrato.
  • da Alessandria con la SS 31, superare il comune Occimiano, frazione Cantone Losa, continuare sulla SP 50 e seguire le indicazioni per Frassinello Monferrato.

In corriera:  

  • Per orari consultare autolinee Arfea , linea Altavilla-Casale, fermata Bivio Frassinello. 

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Tappa 11

Fubine - Frassinello M.to

Tappa 13

Volpedo - Costa Vescovado

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Tappa 11 | da Fubine a Frassinello Monferrato

Tappa 11

Fubine - Frassinello Monferrato

Vino Via | Tappa 11

Fubine - Frassinello Monferrato

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Il percorso

La tappa, nella variante più corta, esce da Fubine verso Altavilla dalla strada Fontanalunga, che diventa quasi subito una facile sterrata tra zone boscose e campi. S’incrocia la SP52 che si percorre per 500 m a sinistra per lasciarla su un sentiero che sale verso il paese di Altavilla M.to.

Dopo essere passati dalla famosa distilleria Mazzetti d’Altavilla, si scende per sentiero verso il Museo della Grappa, da lì Via Cà Intersenga porta in circa 2,5 km al centro di Vignale M.to. Qui si trova l’Enoteca Regionale del Monferrato, oltre a negozi, bar e ristoranti dove godersi una piacevole sosta con panorama sulle colline circostanti. Attraverso vigneti e boschi si scende nuovamente a valle in località Orti, un breve tratto lungo la SP42 ed un sentiero portano verso l’alto della collina di Frassinello M.to, finale di tappa.

VARIANTE TAPPA 11:  Da Fubine, un sentiero passa alle spalle della chiesetta di Conserra, poi un brevissimo tratto della SP74 porta a sfiorare il famoso centro di ricerca e consulenza enologica “Enosis” .

Scendendo verso Cascina Meraviglietta si ricomincia e percorrere una sterrata fino al paese di Cuccaro: qui diverse cantine, b&b, agriturismi e ristoranti.  Attraversato tutto il paese verso nord, si piega ad est con un sentiero che, tra dolci colline e pianori a vigneti, porta all’altura di Lu Monferrato.

Un paio di chilometri sulla SP66 e una svolta sul tratturo a sinistra porta verso Cascine Madonna, dopo aver superato di lato il paese di Conzano poi, sempre per sterrato, si sale lentamente a Frassinello M.to.

Cosa vedere

Ad Altavilla Monferrato è visitabile tutto l’anno su prenotazione il Museo della Grappa, nell’Antica Distilleria Mazzetti, che raccoglie ed espone negli storici locali le testimonianze dell’attività distillatoria svolta dalla stessa famiglia da ben sei generazioni.

Anche a Vignale, Conzano e Frassinello M.to, come a Fubine,  si possono visitare degli Infernot scavati nella Pietra dei Cantoni, presente nel territorio e originaria del Miocene, quando il mare ricopriva parte di questa isola monferrina tanto che talvolta si possono vedere nella pietra tracce di fossili marini, come nell’infernot di Palazzo Callori a Vignale, sede dell’Enoteca Regionale del Monferrato.

Sulla variante appena dopo Cuccaro Monferrato, si puo’ fare una piccola deviazione per salire fino alla chiesetta della Madonna della Neve, un balcone naturale con panorama eccezionale sulle colline: si dice che nella cupola del suo campanile sia stata murata ad inizio del secolo scorso, una bottiglia di Barbera con una pergamena e delle monete delle vecchie lire.

A Lu Monferrato, oltre a diverse belle chiese, il Palazzo Paleologi, dimora storica dei Marchesi omonimi, ora prestigioso relais arredato con mobili d’epoca, offre la possibilità di una ricca pausa relax.

A Frassinello Monferrato, al termine della tappa, il castello che domina il paese, risalente al Medioevo poi proprietà del nobile casato dei Nemours, è anch’esso oggi un suggestivo B&B, con ampi saloni affrescati, arredi antichi e una corte con un gelso pluricentenario, palme e un giardino all’italiana con 300 arbusti di rose che  fanno da cornice a una vista meravigliosa sui borghi arroccati e le colline monferrine.

Cosa gustare

Le colline del Basso Monferrato Casalese, tra splendidi paesaggi, castelli, villaggi antichi e ricchi di fascino, ospitano una viticoltura ed una enologia di pregio, affidata ai suoi vitigni autoctoni; prevalgono i vini rossi ma non mancano buoni vini bianchi.

Si produce soprattutto Barbera, Grignolino, Freisa, Ruché, Malvasia di Casorzo, Monferrato bianco e rosso. A Vignale Monferrato, l’Enoteca Regionale del Monferrato propone in degustazione e in vendita a prezzo di cantina una vasta scelta di vini pregiati del Monferrato e del Piemonte,  unitamente ad altri prodotti gastronomici di qualità, come dolci, riso, olio extra-vergine, provenienti da alcune aziende agricole della zona.

Alla lunga tradizione di produzione vitivinicola si affiancano aziende storiche che da un secolo e più si dedicano alla produzione di grappe e distillati, altra eccellenza del territorio del Monferrato Casalese. Ad Altavilla Monferrato, impossibile non visitare la famosa distilleria Mazzetti, la più antica grapperia del nord-ovest: pregiati i distillati giovani e invecchiati e le Riserve, affiancate dai Brandy, le Acquaviti d’Uva, i liquori, la frutta al Liquore Flambar ed altre golosità.

Allevamenti di bestiame producono ottime carni e salumi di qualità: tipico di questi territori è la muletta, salame crudo fatto con parti pregiate del maiale e poco grasso di pancetta, oltre a spezie e un infuso di aglio e vino, solitamente Barbera, poi insaccato nel budello naturale e stagionato per almeno 3 mesi. Anche il miele, grazie alle tante coltivazioni di erbe aromatiche e piante da fiori profumati, è prodotto da apicoltori e aziende agricole del territorio.

Come arrivare

In auto:  

  • da Milano, Genova, Bologna con l’autostrada A21 in direzione di Tortona, uscire in direzione Alessandria Ovest, continuare sulla SS 31, superare Alessandria, continuare sulla SS 10, prendere la SP 50, superare il comune Quargnento, proseguire per Fubine.

 

  • da Torino con l’autostrada A21, uscire a Felizzano/Quattordio, svoltare in direzione di Alessandria, continuare sulla SS 10, superare il comune Felizzano, continuare sulla SP 77 e seguire le indicazioni per Fubine.

 

  • da Aosta con l’autostrada A5 Aosta-Torino, raggiungere lo svincolo in direzione Genova-Milano e seguire i cartelli per Alessandria, continuare sull’autostrada A26, prendere l’uscita Casale Monferrato Sud, superare il comune Casale Monferrato, continuare sulla SS 31, superare la frazione Cantone Losa, continuare sulla SP 50 e seguire le indicazioni per Fubine.

 

  • da Alessandria con la SS 10, proseguire per la SP 50, superare il comune Quargnento, continuare seguendo le indicazioni per Fubine.

In bus:

  • Per orari consultare autolinee Arfea , linea Alessandria-Altavilla, fermata Fubine oppure Altavilla-Casale, fermata Vignale, Conzano o Camagna. 

I punti aderenti alla Vino Via

⚠️ IN COSTRUZIONE

Tappa 10

Bergamasco - Fubine

Tappa 12

Frassinello M.to - Casale M.to

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Tappa 10 | da Bergamasco a Fubine

Tappa 10

Bergamasco - Fubine

Vino Via | Tappa 1

Bergamasco - Fubine

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Il percorso

Tappa decisamente più campestre, più pianeggiante in quanto di passaggio dalle  colline acquesi a quelle casalesi. Superata la  Soms di Bergamasco, si esce dal paese da Via Gramsci che, subito dopo il campo sportivo, si abbandona per  proseguire dritti in una strada sterrata tra campi coltivati e boschetti per circa 5 km, sino ad incrociare la SP245. 

La si percorre per un breve tratto sulla sinistra fino al castello di Redabue e si svolta dal lato opposto in un’altra sterrata che porta fino a quasi costeggiare la riva del fiume Tanaro. Lo si attraversa col ponte della SP77 che poco dopo, superati anche i binari della ferrovia, ci introduce al paese di Felizzano: qui è possibile trovare acqua, negozi e diversi punti di ristoro. Proseguendo sulla strada asfaltata dei Boschi, si attraversa prima la SR10 (fare molta attenzione) e poi, con un cavalcavia, l’A21. Da qui in poi, tratti freschi e boscosi e altri tra zone coltivate ma poco abitate sino al Golf Club Margara che si passa a margine, soprattutto nella sua zona residenziale.

Si lascia l’asfalto per la strada sterrata Laione, che scavalcando la collinetta, porta al paese di Fubine: il suo patrono è S. Cristoforo, protettore proprio dei pellegrini e dei viaggiatori. Qui troverete i Fubinesi che sapranno guidarvi tra le tante bellezze di questo paese che ha dato i natali a personaggi illustri e che oggi attira gli appassionati di arte, storia e cultura in genere, oltre che gli amanti del relax, dello svago e della buona tavola, stimolati in questo, da un territorio ineguagliato e da un nutrito programma di eventi.

Cosa vedere

Nella campagna dopo alcuni chilometri da Bergamasco, nel comune di Masio, il percorso passa a fianco del castello di Redabue: risalente al XIII secolo, è dal secolo scorso proprietà privata della famiglia Doria Lamba ed oggi  a disposizione per eventi pubblici e privati in  alcuni spazi particolarmente scenografici, come quelli completamente ristrutturati dell’antica cantina, l’adiacente chiesa disegnata dallo Juvarra, i bei saloni e il grande parco.

Felizzano, il cui centro abitato è situato su un terrazzamento naturale nella pianura Padana, circondato dal Tanaro, conserva verso il fiume ancora alcuni tratti delle antiche fortificazioni medievali con residui tre torrioni, oltre alla Torre dei Cova, nella piazza principale del paese. Degni di nota anche il Palazzo Comunale, con le sue finestre in cotto ornate di motivi allegorici, la chiese gotico-romanica di San Michele con il suo bel campanile, e quella più romanica di San Pietro.

Anche a Fubine,  sono tanti i luoghi sacri che meritano una visita: la chiesa parrocchiale con il suo alto campanile, ormai simbolo del paese, la chiesetta sconsacrata dell’Immacolata e la Cappella Bricherasio con la cripta del Conte Emanuele, ricca di monumenti funerari in marmo di pregevole fattura.

Il castello di Fubine o Palazzo Bricherasio, con i suoi lussuosi interni e il giardino pensile, completa la visita delle origini nobili del paese. Appena aperti al pubblico e patrimonio Unesco sono gli Infernot di Fubine: cavità sotterranee utilizzate più anticamente come eventuali vie di fuga, ma sfruttate anche per la conservazione dei vini più preziosi.  Sorta di “appendici” delle cantine, scavate nel sottosuolo sabbioso in corridoi o camere, erano capaci di mantenere temperatura e umidità costanti durante tutto il corso dell’anno. Lì venivano conservate anche quelle bottiglie che, da tradizione, venivano imbottigliate il giorno della nascita di un nuovo membro della famiglia, etichettate col suo nome e data scritti col gesso, per invecchiarle al meglio fino alla sua maggiore età.

Cosa gustare

In questa tappa quasi pianeggiante, la coltivazione di cereali vari, oltre a mais e girasoli, predomina sulla viticoltura. Quindi diverse aziende agricole producono farine anche biologiche e a volte macinate a pietra, utilizzate poi nella produzione di pane, biscotti, grissini e pasta fresca.

Gustosissimi anche i prodotti caseari a base di latte di capra, allevate in zona ed alimentate con l’erba medica coltivata nei campi vicini: robiola, toma , yogurt e stracchino.

A Fubine, ogni anno ai primi di luglio, si svolge il “Foodbine”, festival enogastronomico con piatti e vini proposti dai produttori locali negli scorci più suggestivi del paese, insieme a musica ed attrazioni varie. Ma Fubine si fa notare soprattutto per le sue aziende vitivinicole che producono superbi vin tra i quali il Grignolino del Monferrato Casalese DOC e il Barbera d’Asti.

Nel corso degli anni, vista la buona qualità della terra e del clima, sono stati impiantati anche nuovi vigneti e varietà diverse da quelle tradizionali (Merlot, Cabernet Sauvignon, Pinot Nero e Chardonnay) per la creazione di nuovi vini: la filosofia di produrre vini di qualità nel completo rispetto dell’ambiente, qualifica le cantine del territorio fra le migliori di tutto il Monferrato.

Non a caso, poco distante dal paese, su una collina circondata da vigneti, ha la sua sede “Enosis Meraviglia”, prestigioso centro di consulenza e ricerca enologica di Donato Lanati, uno dei più quotati esperti del settore.

Come arrivare

In auto:  

  • da Milano, Torino e Bologna con l’autostrada A26 (Genova Voltri-Gravellona Toce), uscita Alessandria Sud poi SS 30 direzione Acqui Terme e SP 242 per Oviglio -Bergamasco
  • Strada Provinciale 242, linea Oviglio-Bergamasco

In bus:

I punti aderenti alla Vino Via

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Tappa 9

Cassine - Bergamasco

Tappa 11

Fubine - Frassinello M.to

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Tappa 9 | da Cassine a Bergamasco

Tappa 9

Cassine - Bergamasco

Vino Via | Tappa 9

Cassine - Bergamasco

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Il percorso

Si attraversa il centro storico di Cassine, incontrando in uscita la cantina sociale cooperativa del paese e altre aziende vinicole. In località Sant’Anna, si lascia l’asfalto per piegare verso nord in un sentiero tra i campi. Dopo un breve tratto fiancheggiante i binari della ferrovia, si svolta a sinistra fino a incrociare la SP30:  150 m in direzione nord e una deviazione sulla sinistra permette di evitare la strada e visitare un’altra azienda vitivinicola. 

Risuperata la provinciale, si percorre una lunga sterrata rettilinea a fianco di un canale, dal lato opposto del paese di Gavonata. La svolta a sinistra sulla SP137 prosegue dritta, trasformandosi in una mulattiera che porta in località Spazzona e subito dopo a San Rocco, dove è possibile far rifornimento di ottimi dolci o fare una sosta nel caffè-alimentari del paese. 

Parallela alla provinciale, una sterrata  gira dopo breve a destra, verso nord-ovest: in circa 5 km tra campi, boschi, filari di vigna e di alberi da frutta, si sale lentamente fino al paese di Bergamasco, superando prima la provinciale poi, seguendo la SP242, la linea ferroviaria e infine il ponte sul Belbo. In paese qualche negozio, b&b, alcuni circolini tra i quali la S.O.M.S dove è possibile cenare, oltre ad un agriturismo poco distante.

Cosa vedere

Se si passa ai primi di settembre a Cassine, da non perdere la “festa medioevale”, importante manifestazione in costume e unica rievocazione storica della provincia: il centro storico, caratterizzato da vie che si inerpicano verso la parte più alta, viene completamente liberato da qualsivoglia riferimento alla vita contemporanea e si cala totalmente nell’atmosfera medioevale, con i suoi mercanti, cavalieri, musici, danzatori, arcieri, nobili e popolani. 

Al termine della tappa, Bergamasco che, con la sua particolare posizione  lungo l’asse del torrente Belbo, a metà strada fra la pianura alessandrina e le colline del Monferrato, ha sempre costituito un interesse strategico, fin dai tempi dell’Antica Roma e poi nel  Medioevo. 

Tra le sue vestigia storiche, merita un cenno la cinta muraria, ancora oggi parzialmente conservata: restano due lati e parte di un terzo, oltre a due torri d’angolo su quattro originarie. Fra le due torri rimaste, è visibile una torretta,  aggiunta a difesa del Palazzo Marchionale: castello risalente al 1000 circa, trasformato nei secoli successivi in maniero residenziale di varie famiglie nobili, attualmente proprietà dello scenografo cinematografico Carlo Leva che oltre ad averlo restaurato in parte, vi ha installato un piccolo museo del cinema, visitabile consultando gli orari oppure su richiesta. 

Oltre ai reperti cinematografici, al piano terreno è possibile ammirare uno splendido portico colonnato, corredato di affreschi,  e stanze voltate, anch’esse affrescate, ed una piccola, ma suggestiva, cappella interna. Racchiuso tra le mura, un bel giardino a quadrilatero con vialetti e un’ampia gamma di specie vegetali trai quali alberi di pregio, come magnolie, betulle, tassi e cedri del Libano.

Cosa gustare

A Cassine, la coltivazione della vite ha origini antichissime e anche qui costituisce  l’attività prevalente, favorita dalle particolari condizioni e caratteristiche del suolo e del clima. Oltre ai tradizionali vitigni della zona come Moscato, Cortese e Barbera si trovano anche Freisa, Dolcetto e Albarossa

Il legame di queste terre con l’antica  “via del sale” verso il mare e la Liguria, fa sì che in alcuni ristoranti della zona si possano ancora trovare specialità tradizionali con pesci conservati sotto sale, come lo stoccafisso all’acquese o la “bagna càuda”, salsa calda a base di acciughe, olio e aglio, in cui s’intingono le verdure crude o cotte coltivate nel territorio: cardi, carciofi, patate, peperoni, cavolfiore e molto altro. Una pausa dolce o una piccola scorta per il viaggio si può fare invece in località San Rocco: biscotti secchi di vari tipi tra i quali anche quelli al sapore di vino.

La ricchezza e la genuinità delle campagne trovano riscontro anche sulle tavole di Bergamasco: nei locali del paese, è possibile trovare cibi genuini,  preparati seguendo con meticolosità i dettami dell’antica tradizione culinaria del territorio, con tipicità di prim’ordine, come con il tartufo, preziosissimo prodotto della terra che ha nel territorio bergamaschese una delle sue roccaforti : in ottobre infatti si tiene un’importante mostra-mercato.

Quasi altrettanto famose sono le carni e i salumi di Bergamasco, e non mancano verdura e frutta di stagione, rigorosamente prodotte in loco, per gustosi pasti “a chilometri zero”, in grado dunque di sostenere una tradizione gastronomica di qualità, a prezzi più che accessibili.

Come arrivare

In auto:  

  • da Milano, Torino e Bologna con l’autostrada A26 (Genova Voltri-Gravellona Toce), uscita Alessandria Sud poi SS 30 direzione Acqui Terme
  • Strada Statale 30, linea Alessandria-Cassine-Acqui Terme

In treno:

  • Linea Alessandria- San Giuseppe di Cairo- Savona:  fermata Cassine

In bus:

  • Per orari consultare autolinee Arfea , linea Alessandria- Acqui Terme, fermata Cassine .

servizio sostitutivo FS, fermate a Frazione Gavonata-Frazione Sant’Anna-Cassine-Bivio frazione Caranzano.

I punti aderenti alla Vino Via

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Tappa 8

Acqui Terme - Cassine

Tappa 10

Bergamasco - Fubine

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Tappa 8 | da Acqui Terme a Cassine

Tappa 8

Acqui Terme - Cassine

Vino Via | Tappa 8

Acqui Terme - Cassine

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Il percorso

Una delle tappe a più alta percentuale di terreni vitivinicoli di tutto il percorso della Vino Via. Senza mancare di ritagliarsi del tempo per un po’ di ulteriore benessere in una delle piscine termali della citta, ci s’ incammina attraverso il centro storico di  Acqui Terme, passando da Piazza della Bollente con le sue fonti termali, proseguendo poi verso il santuario della Madonnina, per uscire dalla città dalla via omonima. 

La strada comunale della Maggiora porta quasi subito a nord-est tra le belle colline coltivate a vigneti, con numerosi agriturismi, aziende vinicole e ville, fino alla cima della collina con la panchina gigante gialla da dove si gode il panorama su tutta la valle. 

Da lì la strada sterrata Lario ci porta a Strevi, paese di storica vocazione viticola, reso importante dal vitigno Moscato che qui si contraddistingue per i profumi e per il delicato equilibrio tra dolcezza e freschezza. All’ingresso del paese un’importante azienda vitivinicola offre visite in cantina, degustazioni e anche possibilità di alloggio. 

Usciti da Strevi, in regione Torazza, inizia una strada sterrata, che lungo campi e vigneti porta su e giù per le colline soleggiate, tra profili di pioppi, incrociando alcuni tratti asfaltati, e sfiorando i borghi di Caranzano, Sant’Andrea, Caneva. Sbucati su strada Ricaldone di Sotto, si svolta a destra per gli ultimi chilometri fino al paese di Cassine, posta da almeno undici secoli sull’alto di una terrazza panoramica sulla Val Bormida, anch’esso importante centro di produzione vinicola.

Cosa vedere

Ad Acqui Terme, oltre alle terme e alle sue fonti, da vedere il suo centro storico: sulla destra di corso Italia, un arco medievale, antica porta della città, immette nel cuore del Borgo Nuovo dove, con un vicolo a gradini, si sale in piazza del Duomo, di suggestiva geometria rinascimentale, con a fianco il Palazzo Vescovile

La cattedrale del Duomo, un interessantissimo edificio di origine romanica, vanta una scenografica facciata e un campanile medievale,  ma vale una visita anche al suo interno a cinque navate, alla cripta ed al chiostro della Canonica. Una piccola salita porta al Castello dei Paleologhi, oggi sede del  Museo Archeologico e di un giardino botanico. 

Riscendendo in p.zza San Francesco,  il rinascimentale Palazzo Municipale  e Casa Robellini, dove le sue cantine ospitano l’Enoteca regionale e vi si può degustare il pregiato Brachetto d’Acqui. Dopo un primo assaggio delle dolci colline tramate di filari e una sosta con magari un insolito autoscatto sulla panchina gigante giallo Moscato, si arriva nel suo regno assoluto, Strevi.  

Da visitare il borgo che, nella sua parte più alta, conserva ancora le mura, due torri, un ponte medievale e un castello risalente al 1300: visitabile all’interno, racchiude ancora il grande scalone e l’imponente camino con stemma  dei conti Valperga. 

Anche Cassine vanta uno dei borghi medievali meglio conservati dell’Acquese: in un’atmosfera d’altri tempi, si visitano splendidi palazzi, come Palazzo Zoppi, costruito nel xiv secolo come “casaforte” e in seguito trasformato in palazzo residenziale, numerose case medievali, chiese antiche tra le quali spicca la gotico-lombarda Chiesa di San Francesco, ex convento dei frati cappuccini, con annesso il Museo che ospita i preziosi arredi della chiesa.

Cosa gustare

Delle specialità gastronomiche di Acqui Terme se n’è ampiamente parlato nella tappa precedente. Non molto dissimili anche quelle dei paesi della Valle Bagnario, dove la coltivazione di vitigni di uve dolci e dorate caratterizza il paesaggio delle sue colline. 

A Strevi, una sosta è d’obbligo per degustare uno dei suoi vini Moscato,  Moscato passito o Strevi Doc: dal colore giallo oro, sapore dolce con a volte forti sentori di frutti maturi, sono ottimi vini sia fuori pasto che con dessert, formaggi erborinati o piccanti e antipasti magri.  La cucina è quella dell’Acquese e della Valle Bormida, con le torte di verdure  e la farinata di ceci d’influsso già ligure, gli agnolotti e paste fresche come la “Regina di Strevi”.  

Infine soprattutto i dolci, e non poteva essere altrimenti in un paese che lega la sua fama proprio ai vini da dessert: dal torrone agli amaretti, alle torte di nocciola, sino ad arrivare allo “Zabaione al moscato di Strevi”. Ma se Moscato e Brachetto nel corso degli anni sono diventati prodotti di punta di questi territori, il clima mite e il terreno ricco rendono queste colline ideali per la coltivazione anche di vitigni storici come Barbera e Dolcetto oltre a Freisa, Cabernet, Merlot, Cortese e Chardonnay: quindi vigneti a perdita d’occhio e in ogni direzione, con una insolita diversificazione sia di varietà sia di metodo di coltivazione. 

Queste caratteristiche contribuiscono, in particolare in autunno, quando la raccolta delle uve è ormai giunta al termine, a creare un mosaico di colori unico e meraviglioso. Nello stesso tempo, tale varietà consente di accompagnare un pasto dall’aperitivo al dessert con vini prodotti a km 0.

Come arrivare

In auto:  

  • da Milano, Torino e Bologna con l’autostrada A26 (Genova Voltri-Gravellona Toce), uscita Ovada poi SP 30 direzione Acqui Terme
  • da Genova con l’autostrada A26, uscita Ovada poi sulla SP170 e la SS 456 in direzione di Acqui Terme

In treno:

  • Linea Alessandria-Genova Brignole- da Genova via Ovada – fermata Acqui Terme
  • Linea Asti-Savona – da Savona via San Giuseppe di Cairo – fermata Acqui Terme
  • da Torino via Alessandria o Asti
  • da Milano via Alessandria

 

In bus:

  • Stazione pullman “Movicentro”, in via Alessandria (accanto alla stazione ferroviaria). autolinee Arfea per Torino, Milano, Asti e Alessandria e tutti i paesi e le città della provincia di Alessandria. 
  • Altri bus locali – Autolinee Acquesi tel. 0144 323358.
  • per i paesi nella Langa Astigiana – Geloso Viaggi 
  • per i paesi tra Acqui e Ovada – S.A.A.M.O. Bus 

I punti aderenti alla Vino Via

⚠️ IN COSTRUZIONE

Tappa 7

Trisobbio - Acqui Terme

Tappa 9

Cassine - Bergamasco

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Tappa 7 | da Trisobbio ad Acqui Terme

Tappa 7

Trisobbio - Acqui Terme

Vino Via | Tappa 7

Trisobbio - Acqui Terme

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Il percorso

Seppur in pochi chilometri, questa tappa segna il passaggio dalle colline boscose e più impervie dell’Oltregiogo ovadese alle campagne e alture più dolci e coltivate dell’acquese. Dal castello di Trisobbio si segue la strada che porta alla cappella di San Rocco da dove si gode di un bellissimo panorama fino alle Alpi. Si prende al bivio la strada più a sinistra che porta verso nord, proseguendo su una sterrata che dopo circa un chilometro piega ad ovest, costeggiando boschi, noccioleti e vigneti. 

Un breve tratto lungo la provinciale 200 che si abbandona appena prima di una zona industriale, svoltando a destra verso l’azienda vitivinicola La Guardia: ancora qualche centinaia di metri tra i filari e poi lungo la SP202 si arriva a Morsasco.

Attraversato il paese, lo si lascia dalla stessa provinciale che si taglia poco prima della chiesa di San Sebastiano e Rocco, sulla strada a destra che scende lentamente verso la Val Bormida. Giunti in valle, si arriva sino alla riva del fiume e lo si costeggia per un paio di anse in direzione ovest fino ad incontrare il paese di Visone

Dal suo centro, si gira a sinistra attraversando i binari della ferrovia per prendere Via Squillé che si segue fino alla passeggiata Montestregone: tra boschi, vigneti, alberghi di lusso e belle ville si arriva ad Acqui Terme in zona Bagni, dalla parte del suo lago-piscina e delle antiche terme. Si attraversa il ponte sul Bormida, con vista sull’antico acquedotto romano, e si percorre tutto l’alberato Corso Bagni per giungere nella centrale Piazza Italia con il Grand Hotel delle Nuove Terme.

Cosa vedere

Antiche cappelle dedicate a San Rocco spesso introducono ai villaggi arroccati dell’Oltregioco, come quella che s’incontra alle porte di Trisobbio e di Morsasco, in quanto il santo pellegrino era ritenuto protettore dalle pestilenze. 

A Morsasco, da visitare il suo bel centro storico con il castello, la torre dell’orologio e la casa detta “del boia”, dove era posto il gancio utilizzato per punire i prigionieri del carcere del castello. Visone, sulla sponda meridionale del Bormida, è visibile da lontano per la sua bella torre merlata, che insieme a una porta della cinta muraria, è tutto ciò che rimane del castello e dell’antico borgo fortificato medievale. 

Nei pressi della stazione ferroviaria, dal Fontanino di Visone, scaturiscono acque termali a 21,8°C, preannuncio di quelle di Acqui Terme, ben più diffuse e famose, fin da epoca romana, come testimoniano i resti antichi: primo fra tutti, l’imponente acquedotto romano, con le sue arcate e pilastri, uno dei simboli della città, ben visibile dal ponte Carlo Alberto sul Bormida, oltre ai resti di una piscina romana, vicino Corso Bagni. Sulla sponda destra del Bormida, in zona Bagni, le Antiche Terme, stabilimento termale del ‘400, ricostruito e ampliato nei secoli successivi, e la vastissima piscina natatoria costruita nel 1927. 

Primo appuntamento per chi entra in città è la Piazza della Bollente, con al centro un’edicola ottagonale marmorea con fonte di acqua termale bollente e curativa (sulfurea-salso-bromo-iodica) a 74,5°C.: in certi giorni o notti, i vapori creati dalla fonte creano un’atmosfera magica e surreale tra le scalinate e gli angoli della piazza.

Cosa gustare

Dalle prelibatezze ovadesi con funghi, tartufi, selvaggina e ricche paste ripiene, si passa alle diverse specialità del territorio acquese, ormai al confine dell’astigiano. Visone è famosa per i suoi dolci, in particolare il torrone, prodotto nella storica pasticceria “Canelin”, situata nel centro del paese: fatto con le nocciole tonde gentili delle Langhe, si abbina perfettamente con il Brachetto d’Acqui o Acqui DOCG, nel tipo raso o spumante, di colore rosso rubino e dai dolci e delicati aromi di rosa e frutta matura. 

L’ultima domenica di maggio è invece dedicata alle “bugie”, in una festa in paese dove questi buoni dolci fritti vengono fatti dalle massaie locali. Ad Acqui Terme, sempre tra i dolci, oltre agli amaretti e ai brutti e buoni”, vere specialità sono gli acquesi al rhum, cioccolatini di crema di marroni, pasta di nocciole, cioccolato fondente e rhum. 

Tra le specialità salate, non si può non assaggiare il filetto baciato di Ponzone, un insaccato unico nel suo genere in Italia, ottenuto avvolgendo il cuore del filetto di maiale, aromatizzato adeguatamente, con una pasta di salame di pure suino. Freschissime e saporite sono anche le formaggette di capra, morbide e più o meno stagionate, provenienti da piccoli produttori del vicino territorio montano. 

Nelle molte trattorie e ristoranti della città, si potranno gustare ricette tipiche, come lo stoccafisso all’acquese, simile a quello ligure, oppure i raviolini del plin, così chiamati perché pizzicati e piegati a mano, conditi usualmente con sugo di arrosto o con burro e tartufo. Per quanto riguarda il vino, parte della produzione viene conferita alle cantine sociali, ma numerose sono le piccole aziende a conduzione familiare che vinificano e imbottigliano direttamente. Il vino più diffuso, oltre al già citato Brachetto,  è il Dolcetto d’Acqui Doc, seguito da Barbera, Cortese, Moscato e il Moscato Passito DOCG.

Come arrivare

In auto:  

  • da Milano, Torino e Genova con l’autostrada A26 (Genova Voltri-Gravellona Toce), uscita Ovada
  • SP 200, SP 193, SP 197

I punti aderenti alla Vino Via

⚠️ IN COSTRUZIONE

Tappa 6

Ovada - Trisobbio

Tappa 8

Acqui Terme - Cassine

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Tappa 6 | da Ovada a Trisobbio

Tappa 6

Ovada - Trisobbio

Vino Via | Tappa 6

Ovada - Trisobbio

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Il percorso

Si esce dal centro storico di Ovada attraversando il ponte sull’Orba e tornando di poco indietro sulla prima strada a sinistra per seguire il greto del torrente verso nord per circa 1,5 km. Dopo un breve tratto sulla SP125 , una mulattiera sulla sinistra si trasforma in un bel sentierino tra i boschi fino ai piedi di Rocca Grimalda. 

Con una piccola deviazione si può salire a questo caratteristico borgo medioevale arroccato su uno sperone di roccia dominante la valle dell’Orba, con ristoranti e locande. Si segue la SP191 fino alla chiesetta di San Rocco per deviare a sinistra seguendo le indicazioni per la trattoria “da Beppe”. 

Giunti lì, la strada a sinistra, fiancheggiante  bei crinali di vigneti, prosegue dritta in un lungo tratto di sterrato tra campi e boschi fino a Carpeneto. Si attraversa il centro del paese con alcuni bar-ristoranti, una farmacia e negozi. Scesi dal paese lungo la provinciale, si piega verso nord aggirando una collina con una mulattiera che, dopo circa 2,5 km, porta al paese di Montaldo Bormida

Qui diverse aziende vitivinicole e alla base del paese una cantina sociale sulla cui torre  un particolare ristorante-pizzeria con vista panoramica. Poco dopo, all’altezza dei campi da tennis, ha inizio un lungo percorso verde fino a sbucare sulla SP200, appena prima di Trisobbio. Si sale fino in paese, punto finale della tappa, dove si ha la possibilità di soggiornare al castello in pieno centro storico, oppure in alcuni b&b nei dintorni.

Cosa vedere

Nel nucleo più antico di Ovada, nella parte nord sulla “penisola” formata dalla confluenza dello Stura nell’Orba, la cittadina ha un aspetto tipicamente già genovese: le facciate dei palazzi antichi, ingentiliti da decorazioni, fregi a trompe-l’oeil dei secoli XVIII e XIX sono infatti di stile decisamente ligure. 

Non meno caratteristiche le case-torri di origine medievale, innalzate per far fronte all’aumento della popolazione entro le mura della città. In centro spiccano le facciate della Parrocchiale dell’Assunta e della Parrocchiale antica di S.Sebastiano, non meno interessanti nei loro interni riccamente ornati, come anche il barocco Oratorio di S.Giovanni Battista, sopraelevato, che vanta un ricco patrimonio di arredi, argenti, tessuti, dipinti e sculture. Rocca Grimalda, oltre che per la sua splendida posizione panoramica sulla valle dell’Orba, vale la visita per il suo borgo medievale con il castello Malaspina-Grimaldi, dove oggi è anche possibile soggiornare. 

A prima ancora del Mille risale la fondazione del castello di Carpeneto, non visitabile all’interno in quanto proprietà privata; intorno ad esso, da vedere il palazzo Comunale e il Palazzo Lanzavecchia Fallabrino. La leggenda vuole che l’origine del nome di Trisobbio derivi da “tre uomini sobri”, oggi un bel borgo a forma concentrica con nel mezzo il castello Malaspina, recentemente restaurato e oggi trasformato in ristorante e albergo di charme; dall’alto della sua torre merlata, fiancheggiata da eleganti bifore,  si gode un ampio panorama sui manieri e le ville sparse nelle colline del Monferrato. 

Da visitare anche le suggestive cantine del Palazzo Comunale che ospitano un’enoteca e bottega del vino biologico Biodivino.

Cosa gustare

Ovada è famosa per la sua ricchezza di funghi e tartufi, presenti, a seconda della stagione, soprattutto in tarda estate/autunno. In novembre, la manifestazione Ovada Vino & Tartufi, è l’occasione per degustare e acquistare i migliori vini del Monferrato Ovadese tra cui il Dolcetto di Ovada Doc e l’Ovada D.O.C.G, ed assaggiare i divini tartufi proposti dai cercatori locali, che aspetteranno il pubblico nella suggestiva Loggia di San Sebastiano. 

Piatto tradizionale ovadese denso di storia e significati anche sociali, la farinata di ceci continua ad essere un piatto unico nel suo genere: ad Ovada esistono tuttora alcuni locali tipici monoprodotto, dove la farinata è l’unico piatto ad essere servito. Primi invece tra i dolci la torta di nocciole o di castagne, entrambi abbondanti nei boschi dei dintorni. 

A Rocca Grimalda sono molto gelosi della ricetta assolutamente segreta della Peirbuieira, un piatto di antichissime tradizioni popolari, un tipo di maltagliati con fagioli, che si potrà assaggiare nei ristoranti locali o nella sagra di fine agosto dedicata a questo piatto. 

A Carpeneto  si trovano artigiani panificatori che sanno ricreare l’antico sapore dei grissini piemontesi così come erano nati nella notte dei tempi: impossibile non assaggiare i famosi grissini stirati o “rubatà”, arrotolati a mano. 

In maggio ogni anno a Montaldo Bormida ha luogo invece “Flora e Bacco” festa delle colline, dei giardini e della vite in fiore, con mostra-mercato di piante e fiori, saperi artigiani, scoperta del territorio, buon cibo e buon vino. Anche a Trisobbio,  il protagonista indiscusso è il tartufo, a cui viene dedicata una fiera verso fine ottobre, con diversi angoli di degustazione sparsi per il centro storico del paese, dove è possibile assaggiare molte prelibatezze locali accompagnate dai vini del territorio. 

Come arrivare

In auto:  

  • da Milano, Torino e Genova con l’autostrada A26 (Genova Voltri-Gravellona Toce), uscita Ovada

In treno:

  • Linea Acqui Terme-Genova – fermata Ovada
  • Linea Alessandria-Ovada- fermata Ovada

In bus:

Da Alessandria, Novi Ligure e Acqui Terme il collegamento con Ovada è con l’autolinea Arfea 

I punti aderenti alla Vino Via

Tappa 5

Gavi - Ovada

Tappa 7

Trisobbio - Acqui Terme

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